Scritto da: il 05 gennaio 2012
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Dopo la notizia di pochi mesi fa della scoperta di una tomba etrusca a Vulci, il terreno della Tuscia laziale restituisce un’incredibile manufatto risalente all’incirca alla seconda metà del VI secolo avanti Cristo. Nei pressi dell’area archeologica, dove è situata la necropoli etrusca dell’Osteria di Vulci, a Montalto di Castro, mentre venivano effettuati dei lavori di pulitura del terreno, oltre alla scoperta di alcuni vasi etruschi in perfetto stato di conservazione, veniva ritrovata una piccola sfinge.

Il manufatto di 50 centimetri, molto simile alla sfinge della piana di Giza, raffigura un corpo da felino con ali e volto di donna. Tuttavia il ritrovamento di una sfinge all’interno di una necropoli non è un evento raro, infatti veniva utilizzata come simbolo apotropaico, ovvero di protezione dalle influenze malefiche.

Sfinge di Vulci

Sfinge di Vulci (immagine presa da www.lazionauta.it)

Secondo gli archeologi la tomba fu profanata in tempi antichi e potrebbe nascondere reperti di inestimabile valore, dato che i tombaroli erano più propensi a trovare metalli preziosi, che recuperare il corredo funebre. A conferma di ciò, il fatto che quasi tutti i vasi dipinti siano completamente intatti.

La tomba sulla quale stanno lavorando gli archeologi, potrebbe appartenere ad una importante famiglia etrusca, infatti il dromos, il corridoio che porta all’ingresso della tomba, è lungo all’incirca 27 metri; mentre quello della tomba più ricca ed importante di Vulci misura circa 30 metri.

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